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I Principi Ispiratori

Nel nostro ordinamento giuridico l’attività di amministratore condominiale non ha mai goduto di particolari tutele. Forse perché considerate poco opportune dal nostro legislatore. Ci sono voluti anni di richieste e proposte per arrivare, dopo 70 anni, ad ottenere una legge che ha apportato modifiche all’istituto del codominio. Legge che nello stesso tempo ha gravato ancor di più di responsabilità la figura dell’amministratore condominiale, senza dargli, ancora una volta, quel riconoscimento di figura professionale che al contrario negli altri stati europei ha da tempo ottenuto. > La legge 220/12 ha però previsto requisiti minimi di professionalità e onorabilità che, se posseduti, autorizza qualsiasi figura a potere esercitare questa attività. Il D.M. 140/14 ha poi definito il tipo di preparazione che l’amministratore condominiale deve avere. Un provvedimento che può essere definito insufficiente sotto molti punti di vista. 

Il risultato che si è ottenuto dopo l’entrata in vigore della nuova normativa sul Condominio, non è certo quello che ci si aspettava. Al contrario, si può asserire che si sta assistendo ad un prolificare di Associazioni o pseudo organismi che offrono corsi di formazione ed eventi formativi di dubbia qualità e contenuto. Si assiste ad un aumento dell’offerta di soggetti che dopo avere fatto un corso on line ottengono un attestato che gli consente di potere gestire patrimoni immobiliari di enorme valore, con risultati negativi che si lascia solo immaginare. 

 

Ma allora cosa bisogna fare per potere rivalutare la figura professionale dell’amministratore condominiale, in assenza di organi di controllo o di organismi ufficiali che possano verificare l’applicazione dei requisiti previsti dalla legge? Abbiamo visto che l’emanazione di leggi e regolamenti non è sufficiente a trasformare un’attività anche se svolta in modo autonomo, in una vera e propria professione.

 

Cosa è necessario fare? Questa è la domanda che occorre farsi e alla quale bisogna trovare una risposta se si vuole fare elevare questa attività ad una vera e propria professione che si rispetti. 

 

Prima di tutto occorre guardarsi intorno e rendersi conto degli strumenti che lo Stato ci mette a disposizione. Da questo punto di vista sono pochi ed insufficienti. Poche norme che impongono delle regole e fissano dei paletti, ma non esiste un vero organo di controllo che verifichi la loro applicazione a tutela degli utenti. Quale effetto può avere un criterio di disciplina e regolamentazione di una attività senza un organo di controllo adeguato? 

 In presenza di questa “confusione legislativa” si rende necessario intervenire in prima persona per avviare una “evoluzione” di questa attività professionale. Occorre cambiare radicalmente il modo di operare. Cambiare il modo di essere professionisti. Cioè assumere un comportamento professionale ed etico nello svolgimento dell’attività. Professionalità ed Etica. Il futuro della nostra professione è determinato dall’applicazione di questi due valori. Se diamo uno sguardo a come oggi viene svolta nella pratica l’attività di amministratore condominiale, ci renderemo conto di quanto lontano sia il valore dell’Etica e della professionalità. Quanto c’è di etico nel presentare la propria offerta ad un Condominio con un compenso addirittura al di sotto delle spese di gestione dello Studio. Cosa c’è di etico del presentare l’offerta assecondando le richieste dei condomini perché altri colleghi fanno lo stesso. Quanto c’è di etico prendere sottobanco somme di denaro da parte dei fornitori per sopperire ai bassi compensi richiesti. Cosa c’è di etico per un avvocato o ingegnere candidarsi per amministrare un Condominio chiedendo un compenso molto basso, contando di rifarsi assumendo incarichi di legale o tecnico del Condominio amministrato. Quanto c’è di etico svolgere l’attività di amministratore condominiale nei ritagli di tempo che il lavoro principale consente. Quanto c’è di etico lavorare 14 ore al giorno per poi non arrivare a fine mese e non potersi godere le meritate ferie. Quanto c’è di etico non dare il giusto peso ed importanza alla formazione professionale, quella che consente di stare al passo con i tempi e l’evoluzione del mercato nel quale si opera. Quanto c’è di etico nel denigrare un’altra Associazione ed i colleghi che ne fanno parte. Cosa c’è di etico nello screditare l’operato del collega per il solo fatto di apparire più bravi. Cosa c’è di etico nel farsi oltraggiare dai clienti che pretendono di avere sempre e comunque ragione su tutto.

 

E’ indispensabile un cambiamento di rotta e di mentalità. Occorre smettere di lamentarsi o di incolpare gli altri. Bisogna agire. Bisogna iniziare il cammino del cambiamento. 

 

La via per ottenere dignità professionale si chiama Etica. Per ottenerla occorre attuare una seria formazione mirata a fare acquisire questi valori a chi vuole realmente evolversi e cambiare le cose. Passare dall’antagonismo alla condivisione. L'autocompiacimento deve lasciare il posto al rispetto. La dignità deve sostituirsi alla mortificazione. La scorrettezza deve dare spazio all’onestà. Se non si intraprende questo cammino, tutto il resto non ha alcun valore ed importanza.

 

Un buon professionista deve avere un mix di competenze, conoscenze e abilità ben equilibrate basate sul concetto del SAPERE:

SAPERE
SAPER FARE
SAPER ESSERE

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